L’inchiostro del Cielo

GUARIRE IL CIELO

Gli esoterismi di differenti provenienze, e certi approcci moderni o psico-astrologici o ancora psico-magici, forniscono istruzioni su come sfruttare a fini evolutivi la nostra Carta di Natività. Il Lahy: «Se una carta contiene cattivi presagi per un dato periodo […] la preghiera e la Qavannah [intenzione – NdR] possono facilmente neutralizzare questo genere di influssi» (Qabalah estatica e Tzeruf – Venexia). L’autore fornisce poi tecniche e formule, che esulano dalle intenzioni di questo scritto.

Tre sono comunque le domande che è necessario porci. Una prima, riguarda la reale efficacia di tali pratiche. Una seconda, su quali basi esse funzionino e in quale modo. Una terza, infine, fino a dove, per tramite di esse e della nostra consapevolezza, ci sarà possibile di sciogliere e di diluire certe specifiche asperità celesti.

Alla prima, mi sento di rispondere positivamente, sebbene con i dovuti distinguo: se un individuo, in maniera ferma e consapevole, una volta individuati gli impedimenti della propria Natività – e non esiste Natività che ne sia priva! – si disponesse intenzionalmente a “sovvertirli”, accompagnando l’eventuale pratica esoterica e la preghiera, con la necessaria Qavannah (intenzione), e ponendosi quindi nell’opportuno stato d’animo, allora potranno seguirne eccellenti risultati. Coloro i quali invece si limitassero a recitare pedissequamente mantra, preghiere, formule, nomi eccetera, senza corollare l’opera della necessaria intenzione, o “potenza psichica”, non farebbero che peggiorare la loro posizione. D’altra parte, è la Volontà che fa il Mago, viene detto.

A tal proposito mi permetto di citare due Studiosi, Angelo Angelini, astrologo e alchimista, e Carl Jung, psichiatra e pure lui alchimista. Per entrambi le definizioni sono assai riduttive.

Angelini: «Esiste una concezione che fu appannaggio della saggezza antica ed in modo particolare di quella egizia, che asserisce che la storia dei popoli è già preordinata e segue binari già tracciati. Non è una visione pessimistica o fatalistica del mondo, ma aderente alla realtà dei fatti e quindi essenzialmente pratica. La ragione addotta dalla saggezza antica risiede nella convinzione che, mentre l’individuo umano possiede coscienza di sé e quindi ha possibilità insite di autogenerazione e di revisione del proprio destino, l’umanità in quanto tale non è autocosciente e pertanto i suoi destini sottostanno alle regole che pilotano le anime collettive.» E continua: «L’umanità è un agglomerato di individui, e sono le singole parti che devono progredire Perché il complesso possa affacciarsi alla soglia dell’autocoscienza. Non sono i movimenti collettivi, i partiti con le loro ideologie, le fedi con il loro dogmi, gli artefici di un capovolgimento di situazione. Fintantoché il Principio di Unità dell’Essere, pur nella diversità della manifestazione, non diverrà patrimonio comune, il vero amore, che diviene anche un fatto di logica e razionale conseguenza, non potrà avere patria. E con l’amore sorge la coscienza di essere un tutt’uno, Natura compresa.» (Angelo Angelini – I Decani Egizi – Kemi – Milano – 1992 – pp. 12-13)

Jung: «… il reale portatore di vita è l’individuo. È soltanto lui a provare felicità, è solo lui ad essere dotato di virtù, di responsabilità e di etica. La massa e lo Stato non hanno nulla di simile. Solo l’uomo in quanto individuo è un essere vivente; lo Stato, invece, è un sistema, una pura e semplice macchina volta a classificare e a ordinare la massa. Di conseguenza, chi nelle cose umane pensa meno in termini di individuo che in termini di grandi cifre e in tal modo atomizza sé stesso, è divenuto un predone e un ladro rispetto a se stesso. Egli ha contratto la lebbra del pensiero collettivo ed è divenuto un internato di quell’insana stalla di allevamento che viene chiamata “Stato totalitario”. La nostra epoca contiene e produce una discreta quantità di quello “zolfo grezzo” che con la “malignità dell’arsenico” impedisce all’uomo di raggiungere il suo vero essere.»

«…alla fin fine a provare felicità e tranquillità non sono né “un popolo di ottanta milioni” né lo Stato, ma il singolo individuo. Non si potrà mai negare il semplice dato aritmetico secondo cui anche il più gran mucchio di zeri non dà mai come risultato un’unità; e tutti i discorsi del mondo non potranno eliminare la semplice verità psicologica per cui, quanto più ampia è la massa, tanto minor valore ha il singolo individuo.»

«… egli muore avvelenato dal pensiero collettivo dell’organizzazione, della statistica e della massa, vale a dire dell’istinto suicida dei lemming. Nella sfera umana tale istinto significa guerra». (Carl Gustav Jung – Mysterium Coniunctionis – Bollati Boringhieri – Torino – 2017). [I lemming sono piccoli roditori artici. Fu credenza comune che i lemming si suicidassero in massa durante le migrazioni – NdR]

Parole chiarissime. L’individuo, per il suo dolore, può guarire, perché sarà proprio la necessità di scampare a quel dolore a metterlo nella forzata condizione di uscire dallo stato di sofferenza in cui si trova, mentre riguardo al collettivo… beh… la realtà è sotto gli occhi di tutti.

Scrive il Lahy: «I differenti piani d’esistenza si limitano a vicenda; in genere (cioè se non si fa nulla per modificare tale situazione), la materia limita lo spirito agendo come un’ancora nei suoi confronti: è la legge dell’involuzione. Un cervello, per quanto vivace esso sia, non potrà svilupparsi correttamente se il corpo che lo ospita si limita ad assecondare i propri istinti, o se è troppo debole per muoversi alla ricerca del sapere. Similmente, l’anima non potrà espandersi in modo adeguato se il centro di gravità esistenziale dell’individuo a cui appartiene è radicato troppo in profondità nella materia. Ecco perché è essenziale promuovere una costante evoluzione del proprio livello di coscienza mediante gli esercizi spirituali, il cui scopo è contrastare le perpetue autolimitazioni che, a quanto pare, gli uomini adorano infliggersi.» (Georges Lahy – Qabalah estatica e Tzeruf – Venexia – Roma – 2012)

Ora cercherò di fornire un punto di vista “chimico”, al fine di chiarire in quale modo e dove queste “riparazioni” possono effettuarsi.Ovviamente non fornisco tecniche, essendo convinto che una ferrea Volontà non necessiti di ulteriori orpelli. La Volontà è Fede.

Nella Tria Prima, ossia nei tre livelli, le angustie celesti sono sciolte in Sulphur, diluibili in Merkur, calcinabili in Sal, dove in questa ultima fase, quasi sempre, producono scarti o Quliphot, per il cabbalista. Con ciò si vuole intendere che l’Anima, Sulphur, non è soggetta alle asperità del Cielo, Spirito, ovvero la Coscienza che muove le nostre azioni,la quale è “volatile”, come l’alato Mercurio, e può essere indirizzata in maniera tale da ammortizzare o addirittura annullare le influenze nefaste della Natività, mentre infine il Corpo, che nella Tria corrisponde al Sale, per ovviare alle intemperie della Materia, deve sottostare a regimi attenti se non ferrei, rigorosi, e questo si intende con Calcinazione: il recupero e l’eventuale “riciclaggio” delle parti “dure”. La gran parte delle volte, questa ultima necessaria operazione, non soddisfa una completa dissoluzione, e le eventuali scorie, si possono manifestare come malattie o accidenti di vario genere, a seconda della Forma della Natività. Questo è il karma che non possiamo sciogliere. Queste tre fasi sono necessarie a tutti noi che affrontiamo questo piano dimensionale. Ma ripetiamolo affinché sia chiaro: la Volontà è Fede.

La funzione “spirituale” dell’Astrologo, in quanto “consigliere”, sarà quindi indirizzata a “muovere” questa istanza di guarigione, prima, necessariamente, in sé, e successivamente semmai, nell’eventuale consultante, il quale non viene che per chiedere aiuto, ed in tal contesto va compreso il senso “sacro” del consulto: la Cura. Ovviamente, laddove vi fossero patologie o condizioni che esulano dalle competenze dell’astrologo, questi saprà indirizzarlo verso soggetti dotati delle necessarie competenze, e questo pure vuol dire aiutare. A noi sta di incoraggiare il nativo ad affrontare il proprio cielo, il proprio Destino, con la necessaria fiducia e con la necessaria Gioia.

Magister Ludi