L’inchiostro del Cielo

LA TRADIZIONE ERMETICA IN ASTROLOGIA


LA TRADIZIONE ERMETICA IN ASTROLOGIA (una suggestione e non una lezione): Se si parte dall’assunto dello smeraldino Ermete, che pone in relazione speculare Cielo e terra, allora, per mezzo di una fitta ed esatta rete di simpatie e di similitudini, il Macrocosmo, si rispecchia nel Microcosmo, il Macroprosopo nel Microprosopo (Zohar), a propria immagine e somiglianza, rendendosi riconducibile per mezzo del pensiero detto “analogico” e che, proprio come una matematica, si pone a fondamento dell’arte astrologica, rendendola effettivamente “metafisica”, e trasformando in Simbolo, letteralmente “ogni cosa esista sotto il cielo”, e per questa operazione di “trasmutazione”, rendendo ogni cosa simbolo, dal corpo umano alle sfere celesti. Essendo al pari di una matematica, questo sistema di relazioni diventa un codice, che si trasferisce pure nel pensiero pitagorico; se ne trova traccia nel Timeo di Platone, diventa maggiormente evidente in Proclo, rinasce in Giamblico, e pervade letteralmente ogni ambito del sapere a partire da Babilonia, passando per l’Egitto e poi la Grecia e via dicendo – come ci fa peraltro notare il Dalla Vigna nella sua pregevole introduzione al Liber Hermetis edito da Mimesi – fino ad arrivare intatto fino a noi. Dico intatto perché se il codice venisse perduto, dimenticato, sconfitto dal tempo, lo si potrebbe ricostruire sulla base della sua stessa evidenza, per mezzo delle sue stesse analogie, ed in base a tale evidenza, riconoscerlo in atto in ogni manifestazione della Natura. Proprio come per una Matematica, o una Geometria. Per questo è detto: “Qui non entra nessuno che non sia Geometra”. “Tutto esiste per il numero”, secondo Pitagora, e ce ne dà testimonianza Giamblico. “Per il Numero, il Numerante e il Numerato”, conferma il Sepher Yetsirah, il testo “ermetico” per eccellenza della letteratura cabbalistica, che si occupa principalmente di Astrologia e che a mio avviso, per solo questa ragione, ogni astrologo dovrebbe conoscere e studiare. Se quella che a buona ragione venne definita “Scienza delle Corrispondenze” è appunto il “metodo”, l’Ermetismo ne è il contenitore filosofico, e questa “Metafisica”, in ogni sua sintesi e manifestazione – sia sistemica, mistica, e/o dottrinale che sia – si esprime, o si “significa”, nel concetto di Tradizione. Diventa evidente che contestualizzate le cose in codesta maniera, quando si parla di Tradizione in senso pieno, non si può di certo intendere una “tradizione orientale”, od “occidentale”, o antica o moderna o che di altro – le quali sono comunque differenziazioni riconducibili a questa unica Tradizione, come dall’UNO si differenzia il “molteplice” – perché non si sta parlando di gastronomia, non si sta parlando di antropologia, ma di Metafisica. Diceva giustamente Elémire Zolla: “Senza metafisica non può esistere fisica”, e leggendola con attenzione, si sta sintetizzando l’assunto Ermetico che diventa il Pater dei cristiani: “Come in Cielo così in terra”, dove Cielo uguale Metafisica e Terra uguale Fisica. Chiaro, non è vero? A questo punto diventa legittimo porsi una questione: quanto, gli astrologi di oggi, sia quelli che indagano la nostra Arte andando a ritroso, l’Astrologia detta “classica”, o “antica” o “tradizionale” (gli anglofoni utilizzano principalmente questo termine e si parla di Traditional Astrology. A loro evidentemente questo termine non stride, non fa paura), sia quelli che si ispirano ad un pensiero più contemporaneo, più “laico”, mi verrebbe impropriamente da dire, quanto effettivamente sappiano di questo; quanto conoscano questo approccio in termini sia bibliografici che procedurali. Quanto lo seguano davvero, questo metodo, e quanto, soprattutto, lo abbiano studiato e lo capiscano.

Ninuzzu 1, [12/04/25 08:46]
Rober Zoller, che io considero uno dei più grandi astrologi del ‘900, uno dei pionieri dell’Astrologia Tradizionale, uno dei “tre Robert” del Project Hindsight, così si espresse nel suo “The arabic parts in Astrology”: «Contrariamente ad una errata idea popolare, la base dell’astrologia non consiste nei movimenti fisici dei pianeti, e nemmeno in una sorta di “irradiazione” dalle stelle, ma in realtà NELLA NATURA ESOTERICA DEL NUMERO». Il maiuscolo è mio. Il grande Astrologo e Filosofo Abraham Ibn-Ezra, in “Moladot” I-1 (praticamente l’incipit), in questo modo si esprime: «Chiunque sia versato nella scienza dei giudizi dei segni zodiacali ma non si intende della scienza superna, potrà a volte emettere giudizi errati», e in nota, il curatore puntualizza: «Scienza superna […] ad indicare […] la METAFISICA, la disciplina che investiga nelle più fondamentali e profonde leggi dell’universo». Scrive Benjamin Dykes nell’introduzione ai Quaranta Capitoli di Al-Kindi: «al-Kindi prima utilizza METODI GHEMATRICI per stabilire un arco di 693 anni [computando per la caduta della dominazione araba – NdR], e poi compara questo dato con i cicli delle congiunzioni Saturno Marte in Cancro». Anche qui il maiuscolo è mio, e la ghematria è un sistema esegetico che prevede un utilizzo numeristico delle lettere e delle parole. È divertente il racconto che ci lascia Nizami, astrologo e poeta del XII secolo, che raccontando di una sua allieva particolarmente dotata, che aveva indovinato un accadimento, il ritorno del figlio della consultante, le chiede: «In base a cosa hai parlato e da quale casa hai tratto il pronostico? Ella rispose: Non sono diventata abile fino a questo punto! Quando ebbi finito la figura del cielo arrivò una mosca e si posò proprio sul grado dell’Ascendente, per cui mi sembrò che quel giovane dovesse essere tornato». Questo è tratto da Arcana Mundi del Bezza. Questo di seguito è Hermann Hesse, dal suo romanzo neo-platonico, “Il giuoco delle perle di vetro”, il quale, sebbene non sia un “antico”, pare conoscere assai bene l’argomento: «Queste regole, il linguaggio figurato e la grammatica del Giuoco sono una specie di linguaggio esoterico, sommamente evoluto, che comprende parecchie scienze e arti, massime la matematica e la musica […] ed è capace di esprimere e mettere in rapporto fra loro il contenuto e i risultati di quasi tutte le scienze». Mi fermo qui con le citazioni, potrei seguitare per ore, ma come possiamo ben intuire, l’approccio “antico”, era sovente assai spregiudicato, e non disdegnava di bagnarsi in acque non propriamente ortodosse. Orbene, questa matematica celeste, questa metafisica fatta di corrispondenze e segnature, ci preesiste, letteralmente, allo stesso modo della matematica dei numeri, ed in questo preesisterci, diventa implicitamente “antica”. Quindi riportandoci al nostro punto di partenza, possiamo parlare di Antica Tradizione, senza più spaventare nessuno. E come in Fisica, la Matematica le si pone a supporto, in Metafisica, è la Scienza delle Corrispondenze, che si pone a supporto. Va da sé che nel momento in cui un fisico riesce a DIMOSTRARE un processo per la prima volta, o che un matematico risolva un enigma, che ne so, come quello di Fermat, nessuno gli vorrebbe obiettare che quell’enigma era tale dai secoli dei secoli, quindi la sua dimostrazione è implicitamente invalidata. Stiamo parlando di Arte, se non di Scienza, non certo di dogma. Al massimo, è sulla dimostrazione, che si può discutere, non sul liceità dell’operazione. Questo accade in ogni scienza.

Ninuzzu 1, [12/04/25 08:46]
Quindi, a dispetto di quanti credano che lo studioso di Astrologia Antica o di qualsiasi Tradizione Metafisica, debba essere una sorta di “drago a protezione della biblioteca sacra” affinché da essa nulla esca ed in essa nulla entri, al contrario, a tale “studioso”, necessita la conoscenza metafisica che si pone a fondamento della sua Arte, e che si trova in letterature “altre”, e che sono cabbalistiche (dico il Sepher Yetsirah per fare un solo esempio che non basta), o i testi dell’antica alchimia sia araba che europea, come il Rosarium Philosophorum, o la Turba, o l’Atalanta Fugiens, o ancora tra i moderni, i testi aritmosofici del pitagorico Reghini, o le meravigliose esplorazioni metafisiche del Guenon (che per esempio ci spiega il simbolismo della Croce Zodiacale nei suoi più minuti risvolti simbolici, meglio di qualsiasi testo di Astrologia), il già citato Zolla, ma pure a ritroso, Aristotele, Platone, Proclo, il Corpo Ermetico e qui mi fermo perché potremmo andare avanti per ore. In questo modo, pensando come “l’antico”, saremmo, noi “studiosi dell’Arte del Cielo”, non solo facilitati nella comprensione di certi assunti ed aforismi degli autori del passato, i cosiddetti Maestri – che non si spiegano che per mezzo di questo pensiero – ma pure potremmo, eventualmente, laddove la nostra conoscenza diventasse tale da sorreggerci fino a tanto, addirittura correggerli, diventando per questo “adulti”, smarcandoci dalla soggezione – necessaria fino a quel certo punto – dell’allievo nei confronti del Maestro, proprio come era uso dell’astrologo del passato, e qui cito dall’eminente Robert Hand, il quale, riferendosi all’anonimo autore dell’Anonimo del 379, un documento ellenistico sulle stelle fisse in astrologia, nella sua introduzione per la traduzione inglese pubblicata dal Project Hindight, così si esprime: «L’AUTORE FA COSTANTE RIFERIMENTO ALLA SUA PROPRIA ESPERIENZA, riverisce gli antichi e prende seriamente le loro dottrine, ma non teme minimamente di fare il proprio lavoro e di approdare ALLE SUE PROPRIE CONCLUSIONI. Noi vediamo un tempo in cui l’astrologia stava crescendo e sviluppando [intende il periodo in cui è scritto il documento a cui fa riferimento, il 379 d.C. – NdR]. Non era una dottrina statica e nemmeno era soltanto l’opinione ricevuta dagli antichi. L’Anonimo del 379, sarà certamente “anonimo”, ma noi qui stiamo guardando verso una persona reale, MOLTO SIMILE A UN ASTROLOGO CONTEMPORANEO. Speriamo che quel poco che ci resta del suo lavoro possa stimolarci ad un approccio astrologico per una nuova ricostruzione». Quindi, per concludere, non è certamente nostra intenzione di utilizzare il termine Tradizione “per rivendicare un’autorità o una presunta superiorità” – sto citando da un post su facebook, per altri versi interessante ma per altri assai carente – come farebbe il Charlie Athan, il ciarlatano, quanto invece ricontestualizzare la figura di quell’astrologo dettosi tradizionale, che da qui a non molto diventerà semplicemente astrologo – come auspicato poco sopra da Robert Hand – dato che, con buona pace del grandissimo Bouché-Leclercq (un altro che ogni astrologo dovrebbe conoscere), l’astrologia sta ricominciando a camminare con le proprie gambe, e può finalmente smarcarsi dalla comunque salvifica stampella che fu l’accademismo. Nello (un alchimista).