Le Stelle sono quei punti luminosi che dal Cielo, congiungono le cose sulla Terra.
Quando nelle notti stellate volgiamo gli occhi al Cielo, se abbiamo la fortuna di trovarci in luoghi privi di inquinamento visivo, lo spettacolo che ci si pone agli occhi è stupendo e commovente e ci accomuna, nel sentire e nel vedere, all’uomo dei primordi.
Il Cielo è la sede di ogni nostra immaginazione, di ogni nostra speranza, di ogni nostra preghiera, di ogni nostra istanza emotiva nonché proiezione speculare del nostro Sé nel suo significato più Alto.
Il Cielo è la dimora degli Angeli, il Trono dell’Altissimo, il luogo ideale nel quale Io, in quanto Umano, ho posto il meglio di ciò che il massimo utopico della mia immaginazione riesce a elaborare. È istintivo il portare gli occhi al Cielo di chi spera o di chi sogna, lo fa l’artista, lo fa il poeta, lo fa il mistico, e nulla si fa che il Cielo non voglia. Recita il Sepher ha Zohar: «Tutto dipende dall’influsso celeste, anche il libro della Torah che si trova nell’armadio»1.

E nel Cielo ci sono i Pianeti e le Stelle, gli attori ed agenti del nostro teatro cosmogonico, quella moltitudine di personaggi ciascuno con un proprio determinato ruolo, una propria voce, un proprio colore, un proprio suono, un proprio raggio ed un proprio carattere.
Purtroppo però, nell’ambito dell’Astrologia contemporanea, ai soli pianeti è concesso il privilegio dell’interpretazione, e del resto del Cielo, delle stelle, delle comete, delle costellazioni – vuoi per la fretta, vuoi talvolta e dispiace dirlo per una certa superficialità – ce ne siamo quasi completamente dimenticati.
O forse è il fatto che nemmeno l’Astrologo guarda più il Cielo? Forse…
Eppure il Cielo non è fatto che di Stelle! E tutti gli astrologi del passato le han tenute in grande considerazione, pensiamo a Tolomeo, a Paolo Alessandrino, a Vettio, a Retorio, a Bonatti… tantissimi…
Fortunatamente, in tempi recenti, stiamo assistendo – grazie al ritorno dell’Astrologia Classica, quella “branca”2 dell’astrologia che studia i testi del passato – ad una riscoperta di argomenti e di tecniche che purtroppo nei più recenti trascorsi astrologici sembravano volersi perdere, e tra questi argomenti privilegiati, com’è ovvio, troviamo quello delle Stelle Fisse.
Tolomeo ne parla nel Primo Libro dei Tetrabiblos fornendoci delle bizzarre linee guida per poterci orientare nel marasma, tipo: «Le stelle ai piedi dei Gemelli producono effetti analoghi a Mercurio e in misura minore a Venere», o «Regolo, la stella luminosa sul cuore del Leone, si comporta come Marte e Giove» e via dicendo, dando indicazioni segno per segno, o… costellazione per costellazione. Perché operiamo questa puntualizzazione tra Segno e Costellazione? Per un semplicissimo e banale motivo: i Segni non sono le Costellazioni! I Segni sono immobili, come immobile deve apparire il Simbolo3, e rappresentano l’immutabile palcoscenico sul quale il dramma della vita si sviluppa e prende forma, e sono quindi il dato simbolico per il quale l’Astrologia si manifesta in quanto esistente, mentre le Costellazioni, seppure di un moto apparente e per noi lentissimo, si muovono, mutano, respirano del ritmo profondo e diastolico del Cosmo, operando quella fondamentale trasformazione, necessaria a che la sceneggiatura del dramma si metta in opera: la messa in scena della Vita.
Lo Zodiaco in sé non è che la costituente simbolica generativa del Cielo delle Costellazioni, nel senso che dal Simbolo esso Cielo viene messo in moto, come da quel Primo Motore aristotelico4, o capovolgendo le parti, il Cielo delle Costellazioni non è che l’incarnazione di un più profondo e simbolico Cielo Zodiacale.
Parlando in termini metafisici, ogni cosa è rappresentazione e scaturigine di un’Idea (I-Dea o 1-Dea, dove I=1), ed il Cielo Astronomico, con tutto ciò che vi sta sotto, è rappresentazione di questa I-Dea Superna, la quale convoglia la sua essenza nella sublunarità delle forme, dei misti, nella Mater Materia, Natura Naturante e Naturata: Vita.
All’interno di questo stupefacente meccanismo fantastico prima che astronomico, si agitano e si accapigliano i pellegrini del Cielo, questi maratoneti dell’eterno – autentici velocisti, comparati al lentissimo movimento delle Stelle Fisse6 – e sono i Pianeti. Pianeta difatti deriva dal Greco e vuol dire appunto errante, vagabondo, e definisce quindi qualcuno che è in marcia, che da un punto transita per dirigersi verso un altro. Per l’Astrologo, in tutti questi movimenti, risiede la dinamicità e la transitorietà dell’Esistente, che da essi trae significato e linguaggio. «Sicut in Coelo et in Terra», sussurra il Cristiano, oppure, «Ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso» afferma l’ermetista della Tabula Smaragdina.
IL MOTO DI PRECESSIONE
Quindi, le Stelle Fisse non sono… fisse? Certo, anche le Stelle Fisse, figlie e parti anatomiche delle loro Costellazioni, si muovono, ma di un movimento talmente lento da apparire come immobili: esse coprono approssimativamente lo spazio di un Grado ogni 72 anni, o più precisamente, di 0°0’50.3” (cinquanta punto tre secondi) per anno. Questo leggero e quasi impercettibile slittamento del fondale del Cielo – continuando ad utilizzare un gergo teatrale – è dovuto ad un movimento astronomico compiuto dal nostro pianeta, il quale produce un basculaggio, conosciuto come Precessione degli Equinozi, per il quale le costellazioni, poco per volta, si trovino spostate, progredendo a ritroso nello Zodiaco (in senso orario), e facendo in maniera che noi si possa di volta in volta affermare di entrare nell’Era del tal o del tal altro segno. In questo periodo si parla di Era dell’Aquario proprio per questo motivo. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di Eone.
Ben sappiamo che non sono le costellazioni a muoversi quanto è il particolare movimento del nostro pianeta che crea questa sorta di illusione, ma quello che il nostro impianto psichico percepisce è ovviamente lo slittamento apparente del cielo stellato. Poco importava a colui che andava per mare che fosse la terra o fosse il cielo a muoversi, a lui bastava avere le stelle giuste ad orientarlo, e così è per l’astrologo.
Scrive il Bezza: «È luogo comune affermare che il movimento di Precessione degli Equinozi fu scoperto da Ipparco nel II secolo a.C.: confrontando le longitudini delle stelle di qualche secolo prima con le longitudini da lui realmente osservate, trovò che le longitudini di tutte le stelle erano aumentate nel corso dei secoli di un medesimo numero di gradi. Ne dedusse di conseguenza che l’aumento delle longitudini era dovuto a un movimento retrogrado e uniforme dell’eclittica zodiacale. Eppure, restando all’interno della tradizione greca, già Platone, due secoli prima di Ipparco, parla, nell’VIII libro della Repubblica, dei 25.920 anni che porterebbero a una valutazione del movimento di precessione degli equinozi di un grado ogni 72 anni, cifra diversa da quella di Ipparco e Tolomeo (un grado ogni cento anni) e più vicina ai valori attuali»7. Questo per dare a Plato ciò che è di Plato.
Il problema di chi si approccia alla materia delle Stelle Fisse, è la (apparente) penuria di informazioni didattiche e l’imponente mole di materiale con cui ci si trova a lavorare. “Le stelle sono tante”, recitava un antico refrain del Carosello, “milioni di milioni”, sta a noi sfoltire, semplificare, fare ordine e porre delle basi di sintesi dalle quali far partire il nostro lavoro.
Innanzitutto i parametri più importanti per i quali valutare le Fisse sono principalmente tre: la magnitudine, ovvero la luminosità, la distanza dall’Eclittica ed il colore. E forse ancora la Tradizione Astrologica stessa, che nel tempo ha catalogato diversi pacchetti di stelle sui quali lavorare e delle linee guida interpretative , attribuendo a ciascuna stella la natura di uno o più pianeti: vi sono stelle che hanno la natura di Giove, altre di Venere-Mercurio, e così via. La natura planetaria della stella.
Riguardo all’interpretazione, è buona cosa studiare il mito relativo a ciascuna stella e ciascuna costellazione.
Iniziamo a questo punto a fornire alcune linee guida dalle quale partire. Il modo più semplice ed ordinato consiste nel collocare le quattro Stelle Regali all’interno nostra Carta, andando a vedere se esse si configurano coi principali punti sensibili del nostro Cielo, ovvero in prossimità di qualche pianeta importante o di qualche Cardine, e riferendoci al mito, cerchiamo di capire se ed in quale modo quel dato Simbolo interagisce con il Pianeta con cui si trova in Congiunzione. Per il momento scegliamo solo la Congiunzione e l’Opposizione, e che siano il più esatte possibile. Sarà la narrazione che ne scaturirà a definire l’eventuale allargamento delle orbite.
LE STELLE REGALI
Le quattro stelle Regali – sebbene adesso, per via dello slittamento celeste della Precessione degli Equinozi vengono a trovarsi in Costellazioni diverse dal loro Segno di riferimento – disegnano simbolicamente la Croce dei Segni Fissi, legati alla simbologia quaternaria dei quatto Animali Sacri, le Hayoth ha Kadosh della “Visione di Ezechiele”. Diamo di seguito le coordinate per il 2022.
Aldebaran – l’Occhio del Toro – 10°05’41.55” – Gemelli.
Regulus – Il Cuore del Leone – 0°8’23.71” – Vergine.
Antares – Il Cuore dello Scorpione – 10°4’08.27” – Sagittario.
Fomalhaut – La Bocca della Balena – 4°09’46.63” – Pesci.

Riguardo all’interpretazione, un primo criterio consiste nel prendere in considerazione il nome della stella e trasporne il simbolismo all’interno dello schema astrologico analizzato. Aldebaran, stella di magnitudine Alpha8 della costellazione Tauri, è chiamata l’Occhio del Toro, e questa definizione ci informa di due cose, una banalmente è l’Occhio, e l’altra altrettanto banalmente, il Toro, e allora in quale modo l’argomento Occhio si innesta nello schema? Problemi di vista? È forse necessario fare attenzione a qualcosa? A qualcosa che ha a che fare con le simbologie astrologiche taurine? È rossa, d’altra parte, ed è quindi legata al focoso animale Toro, ricco di simbologia e di leggenda, e la tradizione le attribuisce la natura di Marte. Le speculazioni verrebbero da sole.
Poi Regulus, Alpha Leonis, è il cuore del Leone, quindi dialetticamente concernente l’organo cardiaco, e il suo significato è Piccolo Re, e la tradizione giustamente la collega ai regnanti, ai potenti, ai capi di stato. Ma al contempo il termine Regulus designa il temutissimo Basilisco, il fetido serpente che uccideva con lo sguardo. Questa stella ha la natura di Giove e di Marte, e dal cuore trae il coraggio proprio del Segno al quale appartiene.
L’altro cuore, l’altro organo cardiaco ma questa volta dello Scorpione, è l’anti-Ares, l’avversaria di Marte, Antares, altra stella di magnitudine Alpha della costellazione di Scorpii, anch’essa rossa ed opposta in Cielo ad Aldebaran. È una stella particolarmente esoterica, occultistica, fa i carismatici ed i mistici, e trovandosi in questo momento nel Sagittario, traspone in questo segno i suoi significati scorpionici.
E infine, altra stella di magnitudine Alpha, la Bocca della Balena, Fomalhaut, la stella che fa i cantanti o che parla, e quindi attiene, qualora coinvolta e sollecitata, ai media, alle comunicazioni, o ai messaggi. È l’unica tra le quattro a non trovarsi in una costellazione eclittica, appartenendo alla costellazione dei Piscis Australis.
Questi naturalmente sono solo abbozzi, e forse vogliono solo essere inviti alla ricerca, sollecitazioni, un tentativo di stimolare la curiosità verso un argomento bellissimo e poetico, forse il più poetico si possa trovare nel Cielo, essendo questi la dimora delle Stelle.
Nello Rubino
1Giulio Busi, Elena Loewenthal – Mistica ebraica – Einaudi – Torino – 1999 – p. 472. La citazione è tratta dall’Idra Rabba, un capitolo del Sepher ha Zohar.
2Ci imbarazza di definire branca quello che in definitiva è il corpus astrologico nella sua totalità, ma le parole sono fatte per intendersi. Lo stesso attributo di classica è in sé stretto e fuorviante, poiché con questo termine si intende tutta l’astrologia dai suoi più remoti albori fino al Diciottesimo secolo, altro che classica! Stiamo parlando dell’Astrologia praticamente tutta.
3Il Simbolo in quanto contenitore di significati, è apparentemente immobile, ma è in sé un produttore di dinamicità, quindi definire immobile il Simbolo è certamente un errore, se non se ne riconosce contemporaneamente il fermento brulicante di linguaggio che attraverso di esso avviene.
4Il Primo Motore Immobile consisterebbe, secondo Aristotele e gli antichi, nella volta immobile che farebbe da sfondo alla Sfera delle Stelle Fisse.
6In realtà il movimento delle Stelle Fisse è relativo, siamo noi sulla Terra, come il trenino di Einstein, quelli che si muovono.
7Giuseppe Bezza – L’Astrologia, storia e metodi – Teti editore – Milano – 1980 – p. 17.
8Alpha designa la massima magnitudine all’interno di una specifica costellazione.
Foto di copertina di Avery Nielsen-Webb from Pexels
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